IDOMENEO A TORINO

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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi gergio il Mer Feb 03, 2010 12:57 am

il fantasma ha scritto:
gergio ha scritto:
il fantasma ha scritto:Peraltro se i teatri che CO producono oltre all'allestimento scelgono insieme anche gli interpreti il risparmio è cosa certa!!!!!!

Ma non è vero! Il cantante percepisce il proprio cachet invariato per ogni recita che fa! Indipendentemente dal fatto che sia una coproduzione o no!

mmmmmm.......non quelli che conosco io...... ma non è importante.
E comunque non venitemi a raccontare che uno spettacolo montato con un mese di prove in un teatro che deve nuovamente essere riallestito con un altro mese di prove e nuovi interpreti in un altro teatro ha gli stessi costi di quello che viene montato una volta sola e circuita su diverse piazze!!!

Tu confondi una coproduzione con una tournee. A Bologna comunque dovranno rifare tutte le prove tecniche, le letture in orchestra, le letture del coro, gli assiemi etc etc etc indipendentemente dal fatto che ci siano gli stessi cantanti o no, perchè coro, orchestra e tecnici sono quelli del comunale di Bologna, non del Regio di Torino. Le prove in più che faranno coi soli nuovi cantanti non incideranno sul budget, perchè il cantante non percepisce retribuzione per le prove ma solo per le recite.
Puoi insistere quanto vuoi, ma non c'è assolutamente modo che prendere cantanti diversi faccia aumentare il costo della produzione. Se i cantanti scelti a Bologna non ti piacciono, è un'altra faccenda, su cui non sto qua a disquisire.
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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi Orsolina il Mer Feb 03, 2010 1:42 am

Confermo quanto scritto da Gergio
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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi Tebaldiano il Mer Feb 03, 2010 2:20 am

il fantasma ha scritto: ..... Sarò anche poco esperto ma però..... ogni volta che vengono fatte delle CO-produzioni tra più teatri che rappresentano la stessa opera a distanza di poche settimane..... solitamente.... ed almeno io.... ho sempre visto gli stessi cast.
Per di più Torino aveva ben due cast completi e quindi ho trovato oltremodo strano che dei due cast nessun cantante sia stato confermato per le recite di Bologna.
Peraltro se i teatri che CO producono oltre all'allestimento scelgono insieme anche gli interpreti il risparmio è cosa certa!!!!!!


Come ti hanno già spiegato, il risparmio non solo non è cosa certa, ma semplicemente non c'è. Non c'è risparmio, nemmeno di un euro.
Gli esempi di cui si sta discutendo fanno riferimento a fondazioni liriche che è più che legittimo che propongano cast diversi, pur all'interno di un allestimento coprodotto. Anche perché la varietà di proposte è indice di ricchezza di proposte. E' bene che ci siano, se possibile e si riesce a mantenere la qualità, più cast, più interpreti di uno stesso titolo.
Gli esempi a cui fai riferimento tu, invece, credo si riferiscano a teatri di tradizione, che hanno sistemi produttivi (e distributivi) diversi.
E' normale, per intendersi, che Torino e Bologna si scelgano ognuno il proprio cast per l'Idomeneo, tanto più che questo, come è stato detto sopra, non comporta aggravi di costi.
E' altrettanto normale che, per esempio, Pisa o Lucca o Livorno coproducano con Como o Novara un allestimento e facciano girare lo spettacolo con lo stesso cast. Questo semplifica il lavoro ai teatri più piccoli, che non hanno la struttura delle grandi fondazioni e non avrebbero la forza organizzativa per mettere insieme ciascuno il proprio cast per una Norma o un Trovatore o una Turandot.
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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi edgardo il Mer Feb 03, 2010 5:43 pm

E comunque a Bologna nel ruolo del prortagonista è previsto Meli.
http://www.tcbo.it/dettaglio_opera.asp?ID_EVENTO=656
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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi il fantasma il Sab Feb 06, 2010 6:04 pm

Il risparmio in realtà ci sarebbe e ti spiego meglio, sperando così di chiudere la questione: riprendere ad esempio la regia di uno spettacolo di solito ha un costo, a meno che un regista di una produzione non accetti di fornire la propria opera gratuitamente per più di 15 giorni di prove a Bologna (assistenti compresi). Inoltre il personale tecnico coinvolto ha un costo (non tanto nelle prestazioni ordinarie) quanto in quelle straordinarie che in fase di allestimento spesso sono imprevedibili. Inoltre offrire ad un artista (un cantante) più rappresentazioni per una stessa opera potrebbe essere un risparmio: si allunga il periodo, si offrono più recite, si abbassa il cachet, sia in teatri piccoli (ad esempio i circuiti di teatri di tradizione) che in realtà più grandi (fondazioni lirico-sinfoniche ex enti lirici). Le uniche voci ad essere considerate costi fissi sarebbero così i trasporti, il riallestimento in altra sede ed una eventuale prova di assestamento con il solito cast. Diverso è riallestire una stessa opera a distanza di molto tempo, ma merita un capitolo a parte... Anche per quanto riguarda l'allestimento stesso ci sarebbe un risparmio, ti spiego meglio: prendi i costumi, le calzature, le parrucche. Se sei fortunato ad avere un cantante identico in tutto e per tutto al precedente meglio così, ma se ti capita una Monserrat Caballé dopo una Patrizia Ciofi stai fresco, prova ad utilizzare lo stesso costume la stessa parrucca le stesse scarpe... Insomma, la mia osservazione è solo questa, si possono realizzare risparmi proprio in questi casi, magari riservando investimenti per proporre ulteriori titoli.

Tebaldiano ha scritto:
il fantasma ha scritto: ..... Sarò anche poco esperto ma però..... ogni volta che vengono fatte delle CO-produzioni tra più teatri che rappresentano la stessa opera a distanza di poche settimane..... solitamente.... ed almeno io.... ho sempre visto gli stessi cast.
Per di più Torino aveva ben due cast completi e quindi ho trovato oltremodo strano che dei due cast nessun cantante sia stato confermato per le recite di Bologna.
Peraltro se i teatri che CO producono oltre all'allestimento scelgono insieme anche gli interpreti il risparmio è cosa certa!!!!!!


Come ti hanno già spiegato, il risparmio non solo non è cosa certa, ma semplicemente non c'è. Non c'è risparmio, nemmeno di un euro.
Gli esempi di cui si sta discutendo fanno riferimento a fondazioni liriche che è più che legittimo che propongano cast diversi, pur all'interno di un allestimento coprodotto. Anche perché la varietà di proposte è indice di ricchezza di proposte. E' bene che ci siano, se possibile e si riesce a mantenere la qualità, più cast, più interpreti di uno stesso titolo.
Gli esempi a cui fai riferimento tu, invece, credo si riferiscano a teatri di tradizione, che hanno sistemi produttivi (e distributivi) diversi.
E' normale, per intendersi, che Torino e Bologna si scelgano ognuno il proprio cast per l'Idomeneo, tanto più che questo, come è stato detto sopra, non comporta aggravi di costi.
E' altrettanto normale che, per esempio, Pisa o Lucca o Livorno coproducano con Como o Novara un allestimento e facciano girare lo spettacolo con lo stesso cast. Questo semplifica il lavoro ai teatri più piccoli, che non hanno la struttura delle grandi fondazioni e non avrebbero la forza organizzativa per mettere insieme ciascuno il proprio cast per una Norma o un Trovatore o una Turandot.
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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi escamillo il Lun Feb 15, 2010 12:24 am

Ciao , io spettacolo l'ho visto a Torino e ho trovato la regia di Livermore insopportabile. Mi spiego : l'idea della sovrapposizione Idomeneo-Nettuno, che potrà anche essere interessante o brillante, non discuto, ha il difetto di essere di Livermore, non di Mozart.E questo fa la differenza.Qualche sera fa a Prima della Prima si presentava la Clemenza di Tito diretta da Ronconi ( che forse é un regista di maggior peso di livermore ) : in un breve spezzone si sentiva Ronconi dare raccomandazioni ai cantanti dicendo : "queste sono opere semplici.Non c'é niente da scavare, da cercare sotto, sono opere semplici.La profondità della semplicità" .Questo per me é l'atteggiamento che deve tenere un regista di fronte all'opera, rispettarla e rispettare il suo autore, visto che fino a prova contraria si va a sentire l'Idomeneo di Mozart, non quello di Livermore.L'opera di Mozart é opera di caratteri, non c'è nulla di psicanalitico, di esistenzial-feuerbachiano od altro.Uomini e dei, il mondo del mito greco, tutto qui.Una cosa è interpretare un'opera, un'altra é falsificarla, travisarla, tradirla,farne altro da quello che sta nella partitura e nel libretto.Ci sono opere complesse, che permettono una maggior libertà di movimento nella loro interpretazione , ed altre che , come dice Ronconi, sono semplici, e richiedono una rigorosa fedeltà.Per questo non mi sta bene che i registi si prendano la libertà di essere infedeli all'opera che rappresentano.Oltre tutto, le scelte concrete di regia sono del tutto incongruenti, e in certi casi banali .Ad esempio, Elettra é un personaggio drammatico,tant'é vero che la partitura richiede un soprano drammatico, o un lirico spinto.E comunque é una principessa, e agisce come tale :non c'é nessuna giustificazione alla sua trasformazione in puttanone grottesco, fumante e scosciato.E' una caratterizzazione goliardica, che disturba e distrugge l'incanto di un'aria delicata e tenera come "amor mio se a me ritroso",che la povera Mei é costretta a cantare mettendosi le mani di Idamante sulle chiappe e sulle tette.Per non parlare della originale idea di mostrare gli zeffiretti lusinghieri facendo gettare in aria ad Ilia dei pezzetti di carta agitati dall'aria che esce da una grata ( effetto Marylin ), o del claustrofobico impianto scenico, o dell'acquario.Condivido invece ( pur senza arrivare al tuo ottimismo messianico ) l'apprezzamento per Mariotti, un talento davvero,e per Meli, un altro talento che seguo da sempre con grande interesse : mi spiace non poterlo sentire in Idomeneo, ero curioso di vedere come riesce ad affrontare una tessitura che non sembra fatta per la sua vocalità.
P.S. Livermore canta tutta l'opera perché in gioventù ha studiato da tenore, arrivando a sostenere delle recite in palcoscenico.Mi ricordo che molti anni fa gli affidarono la parte dell'innocente in un boris torinese.
Poi ha pensato di darsi alla regia, e fino a poco fa con buoni risultati, fin dalla bella regia di Billy Budd con cui praticamente esordì.Peccato si stia perdendo per strada ( almeno per me )
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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi paperino il Lun Feb 15, 2010 2:43 am

Caro Escamillo, non ho ancora visto questo spettacolo (lo vedrò tra poco a Bologna), e quindi non mi esprimo. Però, a mio avviso, non c'è autore così semplice, apparentemente, ma al tempo stesso enormemente complesso come Mozart. Le sue opere si prestano ad infinite interpretazioni. A volte in una frasetta che può suonare innocua si possono spalancare abissi insondabili. Per questo oggi lo sentiamo così vicino come pochi altri e molti sentono il bisogno di andare molto al di là della superficie. Che poi non tutti ci riescano....questo è un altro discorso.
La conversazione languiva, come sempre d'altronde quando si parla bene di qualcuno (Laclos/Poli).

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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi escamillo il Lun Feb 15, 2010 2:04 pm

cerco di essere sintetico perché se ci scambiamo pagine di elucubrazioni alluvioniamo il forum.
Resto della mia idea, che tra l'altro é condivisa anche da Mormile, che nella recensione fatta su Opera esprime forti perplessità su uno spettacolo " che appare pretenziosamente intellettuale, poco propenso ad illuminare i caratteri, e, piuttosto, portato a far "filosofia" psicologica.
Quoto e sottoscrivo.Per capire il mutamento di Elettra nel 2° atto basta ascoltare la musica di Mozart, che é molto più espressiva degli eccessi di intellettualizzazione che soffocano invece di liberare.E l'aspetto puttanoso il pubblico non lo coglie perché é un babbione, ma perché é quello che presenta il regista con la sua messa in scena, in cui tra l'altro il personaggio é rappresentato ed appiattito nello stesso atteggiamento grottesco ( che non c'entra nulla in un'opera seria, Idomeneo non é Così fan tutte ) dalla prima scena all'ultima, senza alcun cambiamento, e dunque senza alcuna attenzione ai mutamenti psicologici cui tu stessa fai cenno.Se poi trovi geniale che, a un certo punto, i cantanti comincino a tagliarsi il palmo delle mani con un coltello, senza nessuna giustificazione drammaturgica, che ti posso dire?De gustibus.
Trovo invece un pò azzardato il tuo accostamento tra Mozart e il pensiero illuminista, che dista da lui più o meno la distanza che correva tra la Francia di Diderot e l'Austria dell'arcivescovo Colloredo.
Lasciando da parte che la sua iscrizione alla loggia Beneficenza é del dicembre 1784, 4 anni dopo la composizione di idomeneo, le sue frequentazioni massoniche ( peraltro motivate essenzialmente da obiettivi di inserimento sociale )non ne hanno mai fatto uno speculatore del pensiero, semmai una persona interessata ai cambiamenti della società del suo tempo e alle nuove istanze ideali e sociali.
Mozart é un buon cristiano, non un filosofo, in lui non c'é mai una voluta intellettualizzazione, nemmeno nel Flauto: coglie l'eco della nuova sensibilità sociale che conosce attraverso i suoi viaggi, ma il suo riferimento è al massimo Beaumarchais.E l'abate Varesco Varesco poteva avere in Idomeneo lo stesso interesse che lui e tutti gli altri autori avevano per i soggetti della classicità da cui sono attinti i libretti di tutte le opere serie barocche e settecentesche.
Come dice Ronconi, é molto semplice.
P.S. nessuno toglie a Livermore il diritto di sbagliare, allo stesso modo nessuno può togliere al pubblico il diritto di criticare se non apprezza.
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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi Tebaldiano il Lun Feb 15, 2010 3:02 pm

il fantasma ha scritto:Il risparmio in realtà ci sarebbe e ti spiego meglio, sperando così di chiudere la questione: riprendere ad esempio la regia di uno spettacolo di solito ha un costo, a meno che un regista di una produzione non accetti di fornire la propria opera gratuitamente per più di 15 giorni di prove a Bologna (assistenti compresi). Inoltre il personale tecnico coinvolto ha un costo (non tanto nelle prestazioni ordinarie) quanto in quelle straordinarie che in fase di allestimento spesso sono imprevedibili. Inoltre offrire ad un artista (un cantante) più rappresentazioni per una stessa opera potrebbe essere un risparmio: si allunga il periodo, si offrono più recite, si abbassa il cachet, sia in teatri piccoli (ad esempio i circuiti di teatri di tradizione) che in realtà più grandi (fondazioni lirico-sinfoniche ex enti lirici). Le uniche voci ad essere considerate costi fissi sarebbero così i trasporti, il riallestimento in altra sede ed una eventuale prova di assestamento con il solito cast. Diverso è riallestire una stessa opera a distanza di molto tempo, ma merita un capitolo a parte... Anche per quanto riguarda l'allestimento stesso ci sarebbe un risparmio, ti spiego meglio: prendi i costumi, le calzature, le parrucche. Se sei fortunato ad avere un cantante identico in tutto e per tutto al precedente meglio così, ma se ti capita una Monserrat Caballé dopo una Patrizia Ciofi stai fresco, prova ad utilizzare lo stesso costume la stessa parrucca le stesse scarpe... Insomma, la mia osservazione è solo questa, si possono realizzare risparmi proprio in questi casi, magari riservando investimenti per proporre ulteriori titoli.

Tebaldiano ha scritto:
il fantasma ha scritto: ..... Sarò anche poco esperto ma però..... ogni volta che vengono fatte delle CO-produzioni tra più teatri che rappresentano la stessa opera a distanza di poche settimane..... solitamente.... ed almeno io.... ho sempre visto gli stessi cast.
Per di più Torino aveva ben due cast completi e quindi ho trovato oltremodo strano che dei due cast nessun cantante sia stato confermato per le recite di Bologna.
Peraltro se i teatri che CO producono oltre all'allestimento scelgono insieme anche gli interpreti il risparmio è cosa certa!!!!!!


Come ti hanno già spiegato, il risparmio non solo non è cosa certa, ma semplicemente non c'è. Non c'è risparmio, nemmeno di un euro.
Gli esempi di cui si sta discutendo fanno riferimento a fondazioni liriche che è più che legittimo che propongano cast diversi, pur all'interno di un allestimento coprodotto. Anche perché la varietà di proposte è indice di ricchezza di proposte. E' bene che ci siano, se possibile e si riesce a mantenere la qualità, più cast, più interpreti di uno stesso titolo.
Gli esempi a cui fai riferimento tu, invece, credo si riferiscano a teatri di tradizione, che hanno sistemi produttivi (e distributivi) diversi.
E' normale, per intendersi, che Torino e Bologna si scelgano ognuno il proprio cast per l'Idomeneo, tanto più che questo, come è stato detto sopra, non comporta aggravi di costi.
E' altrettanto normale che, per esempio, Pisa o Lucca o Livorno coproducano con Como o Novara un allestimento e facciano girare lo spettacolo con lo stesso cast. Questo semplifica il lavoro ai teatri più piccoli, che non hanno la struttura delle grandi fondazioni e non avrebbero la forza organizzativa per mettere insieme ciascuno il proprio cast per una Norma o un Trovatore o una Turandot.


Non riesco più a seguire il tuo discorso.
Lo scopo di un teatro o di una fondazione è di produrre cultura e spettacoli evitando sprechi, non quello di "risparmiare". I teatri devono spendere; con oculatezza, ma spendere, perché la cultura è considerata (non so ancora per quanto) un investimento. Altrimenti dimezziamo i titoli in cartellone, così si risparmia; anzi, produciamo una sola opera in un anno e la facciamo girare in tutti i teatri d'Italia, così si risparmia. Scritturiamo Boncompagni anziché Abbado, perché costa meno. Il risparmio assoluto si otterrebbe chiudendo tutti i teatri d'Italia.
Si sta parlando di due fondazioni, le quali, anziché prodursi ciascuna il proprio spettacolo, se lo scambiano, con ciò attuando un'economia di gestione.
Pretendere che due fondazioni presentino addirittura lo stesso cast (per risparmiare sulle parrucche o sulle scarpe?), come se fossero il circuitino lombardo o il circuitino toscano mi sembra francamente improponibile. A parte il fatto che le scritture per i cantanti, che hanno ciascuno i propri impegni, non potranno mai coincidere e quindi è naturale e quasi ovvio che i cast tra una fondazione e l'altra mutino.
Ma, aggiungo, non solo è naturale, ma è anche giusto, proprio al fine di diversificare l'offerta.
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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi il fantasma il Lun Feb 15, 2010 6:29 pm

:scemo :scemo
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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi il fantasma il Lun Feb 15, 2010 6:30 pm

il fantasma ha scritto:... Mi spiace che tu non segua il mio discorso, caro Fabrizio; ma non voglio proseguire oltre, sarebbe un dialogo tra sordi.
Ribadisco solo che secondo me è un enorme spreco produrre uno spettacolo in un Teatro (indipendentemente dal fatto che sia di Tradizione o una Fondazione) e rivederlo dopo meno di un mese in un altro con un cast completamente diverso.
Tutto qui..... Tu dici che è normale e che è giusto.... io dico che è inutilmente costoso, in questo periodo.......
Peraltro i motivi per cui io la ritenga una operazione costosa li ho spiegati precedentemente.
Senza aggiungere che buona parte di almeno uno dei due cast visti a Torino avrebbe fatto carte false per poter cantare anche a Bologna, Ferrara e Ravenna,contenedo le proprie richieste economiche, stante le numerose recite.
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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi Wagner67 il Lun Feb 15, 2010 8:24 pm

Cara Vittoria vorrei rispondere al tuo commento….riguardo a Idomeneo (io lo spettacolo lo ho visto a Torino), perché sono tante le questioni a cui vorrei controbattere. Partendo dal fatto che sono un’appassionato di Lirica da molti decenni ormai , soprattutto molto curioso e sono abituato a vedere spesso allestimenti in diversi teatri d’Europa di qualsiasi livello e tipo (da Carsen a Vick a Pizzi ecc…), quindi il mio occhio non è un punto di “vista solo tradizionalista”, ma sempre aperto alle diverse esperienze che uno spettacolo offre (visto che secondo te forse sono certe tipologie “più antiquate” di pubblico che non lo hanno capito): lo spettacolo mi ha comunque deluso. Fatto secondo devi sapere che sono sempre stato un “Livermoriano” convinto e orgoglioso, lo ho seguito fin dai suoi inizi e la bellezza di certi suoi spettacoli come Billy Budd (fatto praticamente con pochi mezzi) o Aci Galatea e Polifemo, uno spettacolo eccellente sotto tutti i punti di vista che ha fatto innamorare della musica e dello spettacolo, credo anche il più stolto....ecco nonostante questo Idomeneo lo trovo il suo spettacolo meno riuscito della sua carriera di regista. Non c’è bisogno di elogiare con tanto ardore tutti i suoi pregi, quasi a difenderlo…..chi lo segue e lo conosce non ha mai messo in dubbio il suo “non grande” ma enorme talento. Ma chi è veramente critico come pubblico deve sapere essere obiettivo, io non metto in dubbio le sue qualità…e come lavora superbamente ce lo ha mostrato tante volte anche nella prosa, bisogna però sapere riconoscere quando un allestimento non è riuscito come dovrebbe.
I commenti precedenti che ho letto credo spieghino già bene perché lo spettacolo non è stato apprezzato…e nel foyer sono tante le persone che non hanno scritto ma che comunque la pensavano alla stessa maniera.
Lo spettacolo non è stato capito, perché la drammaturgia era difficile da seguire e comprendere, la parte visiva poteva essere interessante, ispirata a david la chapelle, ma i video erano veramente mediocri, rispetto ad esempio ad Aci, la scenografia era monotona (troppo statica per tutto il tempo dello spettacolo e anche alcuni elementi come ad esempio l’auto erano più un abbellimento estetico che un reale simbolo drammaturgico), inoltre non soddisfava appieno i movimenti registici e la reale drammaturgia del libretto (il coro si muoveva malissimo e sembrava non sapesse dove andare). I costumi stonavano con lo stile della scenografia, peccato, richiamavo più al Kitch anni ’70 ed erano veramente brutti. La direzione musicale di Tomáš Netopil non era un granchè, aveva fatto meglio col “Ratto del Serraglio” e il 2° cast lo ho trovato più interessante che il 1° ( a parte Matthew Polenzani, il più interessante di tutti)
Insomma tutto lo spettacolo sembrava non risolto…
Sono abituato a documentarmi prima di andare a vedere lo spettacolo e ho letto cosa Livermore esplica a riguardo della sua regia, bè lo ho trovato molto interessante, il pensiero era giusto ma non ha avuto un seguito nella resa pratica. Cercherò di vedere lo spettacolo anche a Bologna per ascoltare Meli, che apprezzo molto.
Questo non deve essere un monito alle qualità indubbie e alte di un artista, ma è giusto però che il pubblico sia obiettivo e che anche gli artisti imparino da questo, soprattutto un regista che come Davide Livermore ha avuto come sua grande forza il riscontro del pubblico. Nella propria carriera un artista può anche sbagliare. E questo non toglie che io mi auguro comunque in futuro di vedere ancora delle sue opere interessanti.

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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi senzapre7ese il Lun Feb 22, 2010 8:40 pm

Wagner67 ha scritto: sono sempre stato un “Livermoriano” convinto e orgoglioso, lo ho seguito fin dai suoi inizi e la bellezza di certi suoi spettacoli come Billy Budd (fatto praticamente con pochi mezzi) o Aci Galatea e Polifemo, uno spettacolo eccellente sotto tutti i punti di vista che ha fatto innamorare della musica e dello spettacolo, credo anche il più stolto....ecco nonostante questo Idomeneo lo trovo il suo spettacolo meno riuscito della sua carriera di regista. Non c’è bisogno di elogiare con tanto ardore tutti i suoi pregi, quasi a difenderlo…..chi lo segue e lo conosce non ha mai messo in dubbio il suo “non grande” ma enorme talento. Ma chi è veramente critico come pubblico deve sapere essere obiettivo, io non metto in dubbio le sue qualità…e come lavora superbamente ce lo ha mostrato tante volte anche nella prosa, bisogna però sapere riconoscere quando un allestimento non è riuscito come dovrebbe.
...
Questo non deve essere un monito alle qualità indubbie e alte di un artista, ma è giusto però che il pubblico sia obiettivo e che anche gli artisti imparino da questo, soprattutto un regista che come Davide Livermore ha avuto come sua grande forza il riscontro del pubblico. Nella propria carriera un artista può anche sbagliare. E questo non toglie che io mi auguro comunque in futuro di vedere ancora delle sue opere interessanti.

Michele alias Wagner67


Io sono tra quelli che ha apprezzato moltissimo Idomeneo, probabilmente ancora di più non potendo fare confronti con altri lavori di Livermoore. Forse chi è rimasto deluso si aspettava di più da un regista tanto talentuoso, ma se questo è il suo lavoro peggiore non vedo l'ora di poter apprezzare i migliori!
(Su youtube ho visto lo speciale su Aci, Galatea e Polifemo e mi sono mangiato le mani per essermelo lasciato scappare!).
In ogni caso in Idomeneo ho trovato l'idea di base - l'identificazione Idomeneo-Nettuno - veramente interessante e giustificata da molte parti del libretto (in primis "Fuor del mar"), e poi l'ambientazione nell'acquario così come è stata resa, con gli oggetti che cadono "fluttuando" dall'alto è stata davvero suggestiva. Raramente una regia mi ha emozionato e coinvolto a questi livelli.
Purtroppo lo spettacolo a Torino non ha raggiunto la perfezione per la direzione, alcuni cantanti e soprattutto le notevoli sforbiciate (tra cui nel secondo cast un "Fuor del mar" in versione ridotta... :<> ).
Magari a Bologna sarà più interessante sul versante musicale. Chi l'ha ascoltata che ne dice?
In conclusione, mi aguro anch'io che la collaborazione di Livermore col Regio continui con altri sp

p.s. ma il topic su Idomeneo a Bologna che fine ha fatto?
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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi steccanella il Mar Feb 23, 2010 3:59 pm

il fantasma ha scritto: ma se ti capita una Monserrat Caballé dopo una Patrizia Ciofi stai fresco, prova ad utilizzare lo stesso costume la stessa parrucca le stesse scarpe...



Se ti capitasse davvero una fortuna del genere vai diritto in chiesa se ci credi (o altrove se ci credi meno...) ad accendere un cero e te ne freghi bellamente del costume di scena, io almeno farei così, e secondo me mi seguirebbero in...tanti
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Re: IDOMENEO A TORINO

Messaggiodi mascherpa il Mar Feb 23, 2010 4:32 pm

paperino ha scritto:...non c'è autore così semplice, apparentemente, ma al tempo stesso enormemente complesso come Mozart. Le sue opere si prestano ad infinite interpretazioni. A volte in una frasetta che può suonare innocua si possono spalancare abissi insondabili. Per questo oggi lo sentiamo così vicino come pochi altri e molti sentono il bisogno di andare molto al di là della superficie. Che poi non tutti ci riescano....questo è un altro discorso.

MI sembra impossibile dir meglio, e con meno parole di come ha fatto Silvano.

La cosa non vale, ovviamente, solo per la messinscena, ma anche dal lato meramente musicale: chiunque abbia privato a eseguire un pezzettino "facile facile" del Mozart maturo non può che averelo sentito sulle proprie dita, o nella propria gola.

Per fortuna, l'Idomeneo, pochi decenni orsono ancora una rarità perlomeno qui in Italia, sembra entrato stabilmente nel repertorio. A quando l'ora quel di quel primo capolavoro d'ambiguità e freschezza musicale che è la Finta giardiniera? Mozart dovette amare molto quest'opera, se è vero che, come ha sostenuto qualcuno, ci mise mano ancora nel 1790.
La cultura è pericolosa ma, cosa ancor più grave, non porta voti (dottorcajus, 3.XII.2009)

Persino nell'opera c'è un po' di lavoro per i musicisti (Hugues Cuénod a Giuseppe Di Stefano)
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