di escamillo il Lun Feb 15, 2010 12:24 am
Ciao , io spettacolo l'ho visto a Torino e ho trovato la regia di Livermore insopportabile. Mi spiego : l'idea della sovrapposizione Idomeneo-Nettuno, che potrà anche essere interessante o brillante, non discuto, ha il difetto di essere di Livermore, non di Mozart.E questo fa la differenza.Qualche sera fa a Prima della Prima si presentava la Clemenza di Tito diretta da Ronconi ( che forse é un regista di maggior peso di livermore ) : in un breve spezzone si sentiva Ronconi dare raccomandazioni ai cantanti dicendo : "queste sono opere semplici.Non c'é niente da scavare, da cercare sotto, sono opere semplici.La profondità della semplicità" .Questo per me é l'atteggiamento che deve tenere un regista di fronte all'opera, rispettarla e rispettare il suo autore, visto che fino a prova contraria si va a sentire l'Idomeneo di Mozart, non quello di Livermore.L'opera di Mozart é opera di caratteri, non c'è nulla di psicanalitico, di esistenzial-feuerbachiano od altro.Uomini e dei, il mondo del mito greco, tutto qui.Una cosa è interpretare un'opera, un'altra é falsificarla, travisarla, tradirla,farne altro da quello che sta nella partitura e nel libretto.Ci sono opere complesse, che permettono una maggior libertà di movimento nella loro interpretazione , ed altre che , come dice Ronconi, sono semplici, e richiedono una rigorosa fedeltà.Per questo non mi sta bene che i registi si prendano la libertà di essere infedeli all'opera che rappresentano.Oltre tutto, le scelte concrete di regia sono del tutto incongruenti, e in certi casi banali .Ad esempio, Elettra é un personaggio drammatico,tant'é vero che la partitura richiede un soprano drammatico, o un lirico spinto.E comunque é una principessa, e agisce come tale :non c'é nessuna giustificazione alla sua trasformazione in puttanone grottesco, fumante e scosciato.E' una caratterizzazione goliardica, che disturba e distrugge l'incanto di un'aria delicata e tenera come "amor mio se a me ritroso",che la povera Mei é costretta a cantare mettendosi le mani di Idamante sulle chiappe e sulle tette.Per non parlare della originale idea di mostrare gli zeffiretti lusinghieri facendo gettare in aria ad Ilia dei pezzetti di carta agitati dall'aria che esce da una grata ( effetto Marylin ), o del claustrofobico impianto scenico, o dell'acquario.Condivido invece ( pur senza arrivare al tuo ottimismo messianico ) l'apprezzamento per Mariotti, un talento davvero,e per Meli, un altro talento che seguo da sempre con grande interesse : mi spiace non poterlo sentire in Idomeneo, ero curioso di vedere come riesce ad affrontare una tessitura che non sembra fatta per la sua vocalità.
P.S. Livermore canta tutta l'opera perché in gioventù ha studiato da tenore, arrivando a sostenere delle recite in palcoscenico.Mi ricordo che molti anni fa gli affidarono la parte dell'innocente in un boris torinese.
Poi ha pensato di darsi alla regia, e fino a poco fa con buoni risultati, fin dalla bella regia di Billy Budd con cui praticamente esordì.Peccato si stia perdendo per strada ( almeno per me )