di Maurizio Dania il Mar Lug 27, 2010 11:09 pm
Napoli milionaria: sto meditando la frase che ho letta sul sito del fans club Tiziana Fabbricini:"Alfonso Antoniozzi riceve la "maschera" di Gennarino che resterà per sempre il volto di Eduardo: la sua interpretazione musicale e attoriale è altissima. Anche la Amalia di Tiziana Fabbricini non potrebbe avere una gestualità più idonea, rischiando coraggiosamente la purezza dell' emissione nel vortice di una vocalità implacabile". Napoli milionaria a Martina Franca. Che significa vocalità implacabile? Su Antoniozzi non avevo dubbi. Il soprano quindi continua ad essere una grande attrice. Vocalmente discutibile. I pregi sono sempre quelli, i difetti, anche. Basta ascoltare. Con tutto ciò va detto che la signora si esibiva con la morte nel cuore per la scomparsa del padre, per cui merita rispetto e simpatia. Venature di tristezza e professionalità indiscutibile si sono fuse in un incontro da grande interprete. Non analizzo l'opera punto per punto perchè non ha nessun significato e perchè ne ho solamente ascoltato la registrazione, però sono convinto che Tiziana Fabbricini meriterebbe ancora di cantare a Martina Franca, ma non solo; sono convinto che, mentre altre signore si esibiscono su palcoscenici prestigiosi solo in virtù del fatto che hanno alle spalle agenzie importanti, ella sarebbe in grado di accontentare le esigenze di un pubblico competente a livello internazionale se solo ne avesse le occasioni.
Colgo l'occasione per riprendere l'argomento che già ho trattato su altri fogli telematici e non: è un peccato perdere l'opportunità di ascoltare la signora a Milano, a Torino, a Bologna, a Firenze, oppure a Vienna o nei molti teatri tedeschi che certo più di altri potrebbero inserire in cartellone le opere che oggi sono alla portata della Fabbricin. Ella è capace di dare loro vita, spirito innovativo, vivacità e di indulgere quel recitar cantando, non necessariamente verista, che viene apprezzato anche da personaggi quali Placido Domingo e Renata Scotto.
Invito quindi qualche amico, serio agente ad occuparsene seriamente. La Fabbricini merita altre occasioni. Lasciamoci alle spalle gli errori commessi, la stessa Traviata con Muti (fu un successo), e la Lucia in cui la Devia aveva colpe maggiori delle sue. Son trascorsi anni: Gavazzeni è morto, la signora Mazzola ha convinto solo pochi intimi, e il soprano astigiano è cresciuto, con fatica, aggrappata alla vita ed alla propria personalità, alla convinzione di voler cantare, provando e riprovando, scivolando e rialzandosi, con coraggio e forza di volontà: non è solo la voce ad essere maturata per repertori inconsueti, ma difficili da eseguire, che solo in Italia non vengono sovente rappresentati, ma è la donna ad essere maturata quanto il soprano; non ci sono due Fabbricini, ma una sola e vale il caso di ascoltarla su palcoscenici importanti.
Chi non ama la musica, invecchia prima degli altri.