Ho letto con molto interesse la discussione nata nel 3d su Kaufmann che riguarda il cantare lied o lirica. Perche' non spostate tutti i post su questo argomento in un nuovo 3d creato sull'argomento?
Ce ne sarebbe da discutere...
Mi piacerebbe pero' che qui intervengano anche i cantanti iscritti sul forum. E un'argomento strettamente tecnico e professionale e sarebbe di grande interesse per tutti se prendessero parte i diretti interessati, cioe' i cantanti.
tani
Lirica e lied
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Re: Lirica e lied
Ci provo.
MI par chiaro che questo sia un fatto oggettivo. Tutt'altro discorso è poi che alcune "abbondanze" vocali, discriminanti specie per chi non va troppo per il sottile, possano anche portare un "vociante" al successo planetario nell'opera, mentre nei Lieder, se non controllate e sorrette da grande musicalità, lo porterebbero solo a fare pena.
Come diceva Backhaus per le frasi pianistiche di due note alle quali è difficilissimo dare un senso suonando Beethoven, anche le "quattro note in fila" a cui, secondo la simpatica polemica di Protti, sembrano ridursi molti Lieder, richiedono una coltivatissima musicalità perché ne sia reso il significato, in modo tale da prendere l'ascoltatore "alla pancia" o "alla schiena" non meno che con ben piú remunerative speranze o esultanze tenorili. Credo che Protti assumesse come conditio sine qua non proprio la musicalità, come mi pare oggi la speri (forse piuttosto deluso...) anche Stinchelli.
Se davvero, come sostiene un'altra presa di posizione simpaticamente polemica, fosse piú "difficile" cantare la Winterreise che il Ring, logica vorrebbe che ci fossero sulla piazza piú interpreti accettabili del Ring (o della Lucia: non riesco a vedere la differenza) che della Winterreise. Questo non mi pare sostenibile (ed è questa, nemmeno troppo sotto sotto, la ragione principale per cui ormai vado sempre piú volentieri a un Liederabend che a uno spettacolo d'opera...). L'esperienza d'ascolto mi porta a credere, invece, che vocalmente la Winterreise o l'Italienisches Liederbuch siano molto meno "difficili" della «Furtiva lagrima»: un grandissimo musicista come Christoph Prégardien, a cui devo il ricordo della piú emozianante Winterreise mai sentita dal vivo, mise un po' tutti in imbarazzo quella volta che, spero per piacer suo ben piú che per quello degli ascoltatori, cantò come bis proprio la «Furtiva lagrima».
HenryTWizard ha scritto:Pur confermando la mia idea e cioé che chi sa cantar bene i Lieder sia comunque un grande interprete e probabilmente lo sarà anche nell'Opera, devo anche dar ragione al vecchio Protti: la tessitura è comunque più limitata rispetto alle grandi arie e ai passaggi più impervi d'un 'Opera lirica.
MI par chiaro che questo sia un fatto oggettivo. Tutt'altro discorso è poi che alcune "abbondanze" vocali, discriminanti specie per chi non va troppo per il sottile, possano anche portare un "vociante" al successo planetario nell'opera, mentre nei Lieder, se non controllate e sorrette da grande musicalità, lo porterebbero solo a fare pena.
Come diceva Backhaus per le frasi pianistiche di due note alle quali è difficilissimo dare un senso suonando Beethoven, anche le "quattro note in fila" a cui, secondo la simpatica polemica di Protti, sembrano ridursi molti Lieder, richiedono una coltivatissima musicalità perché ne sia reso il significato, in modo tale da prendere l'ascoltatore "alla pancia" o "alla schiena" non meno che con ben piú remunerative speranze o esultanze tenorili. Credo che Protti assumesse come conditio sine qua non proprio la musicalità, come mi pare oggi la speri (forse piuttosto deluso...) anche Stinchelli.
Se davvero, come sostiene un'altra presa di posizione simpaticamente polemica, fosse piú "difficile" cantare la Winterreise che il Ring, logica vorrebbe che ci fossero sulla piazza piú interpreti accettabili del Ring (o della Lucia: non riesco a vedere la differenza) che della Winterreise. Questo non mi pare sostenibile (ed è questa, nemmeno troppo sotto sotto, la ragione principale per cui ormai vado sempre piú volentieri a un Liederabend che a uno spettacolo d'opera...). L'esperienza d'ascolto mi porta a credere, invece, che vocalmente la Winterreise o l'Italienisches Liederbuch siano molto meno "difficili" della «Furtiva lagrima»: un grandissimo musicista come Christoph Prégardien, a cui devo il ricordo della piú emozianante Winterreise mai sentita dal vivo, mise un po' tutti in imbarazzo quella volta che, spero per piacer suo ben piú che per quello degli ascoltatori, cantò come bis proprio la «Furtiva lagrima».
La cultura è pericolosa ma, cosa ancor più grave, non porta voti (dottorcajus, 3.XII.2009)
Persino nell'opera c'è un po' di lavoro per i musicisti (Hugues Cuénod a Giuseppe Di Stefano)
Persino nell'opera c'è un po' di lavoro per i musicisti (Hugues Cuénod a Giuseppe Di Stefano)
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mascherpa - Messaggi: 7511
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